La via Aurelia, la parte che attraversa la val Nervia, è un divertente e faticoso serpentone. In quel susseguirsi di destra/sinistra in pieghe più o meno estreme si rischia di saltare il bivio per Camporosso, oggi un borgo di frontiera.
Da Camporosso si va a Nord, lungo il torrente, per incontrare Dolceacqua. Il paese in parte si arrampica sulla riva sinistra, fino al fiabesco castello dei Doria, e in parte sulla riva a destra. Il nome viene da una sagana, cioè una maga venuta da Nord, che si chiamava Dus. Così da Dus e Sagana sarebbe neuto Dussagana, poi Dussaga, Dulzana, Dulsaga e infine, nell’approssimativo latino medievale, Dulcisacqua, da cui, ormai omologato l’errore, Dolceacqua. Una volta qui non si può perdere la chiesa di San Giorgio, ridisegnato via via che passavano gli anni e le mode dell’architettura, o la chiesa di Sant’Antonio, dove si ammira uno splendido polittico di Lodovico Brea.
Poco dopo Dolceacqua la strada si biforca. Un ramo va a Nord-Ovest, verso Rocchetta Nervina, l’altro verso Apricale.
Rocchetta Nervina si trova alla confluenza del Rio Coe nel Barbaira ed è un caratteristico borgo fluviale, con due ponti a schiena d’asino e le case ad argine.
Apricale è arroccato intorno al castello sul pendio esposto a mezzogiorno. Il paese vanta un oratorio cinquecentesco, quello di San Bartolomeo, la cappella di San Pietro in Ento e la chiesetta tardonimiedevale di Santa Maria in Alba.
Salendo ancora a Nord a 280 m di quota s’incontra Pigna. Il nome viene dalla conformazione urbanistica: anelli concentrici che risalgono la collina collegandosi gli uni agli altri con vertiginosi passaggi voltati, i cosiddetti “chibi”. Numerose e rilevanti le emergenze monumentali a cominciare dalla chiesa romanica di San Tommaso, la cui fondazione è databile intorno al XII secolo. Al XV secolo invece risalgono la Loggia della piazza Vecchia e la chiesa di San Giorgio di Lancia, dalle late colonne di pietra e, in facciata, un magnifico rosone firmato da Giovanni Gagini. Da non perdere anche la cappella di San Bernardo e quella di Sant’Antonio, dove è custodito un polittico del Canavesio. A Pigna, al ristorante “Terme”, si possono gustare diversi piatti tipici come il barbugiuai, gran pistau e la zuppa di maltagliati e fagioli bianchi di Pigna (Presidio Slow Food).
E’ scendendo a valle che si trova Buggio, borgo pastorale più che militare, raccolto com’è tra i boschi di castagni sotto le rupi del monte Toraggio. Al primo insediamento si aggiunse un ampliamento lungo la via della transumanza che passava per le colle (nella Liguria occidentale il colle è sempre femminile) di Melosa e di Longan.









Aggiungi un commento